L’Istituto

Direzione Didattica "V Circolo" Avellino > L’Istituto

 Il Quinto Circolo di Avellino comprende 5 plessi di Scuola Primaria (quattro nel Comune di Avellino e uno nel Comune di Capriglia Irpina) e 5 Plessi di Scuola dell’Infanzia ( quattro nel Comune di Avellino e uno nel Comune di Capriglia Irpina). 

La sede centrale con gli uffici di direzione e di segreteria è ubicata in Via Scandone, 62 ad Avellino, ove si trovano anche la Scuola Primaria “G. Palatucci” e la Scuola dell’Infanzia “Giovanni Paolo II”. In Via Morelli e Silvati è ubicata la Scuola Primaria “Madre Teresa di Calcutta”. In Via Piave si trova la Scuola dell’Infanzia “G. Rodari”. In Via Oscar D’Agostino è situata la Scuola Primaria “Umberto Nobile”, mentre a Rione Parco si trova la Scuola dell’Infanzia omonima. In località Picarelli è ubicata la Scuola Primaria e dell’Infanzia “Antonio Manganelli”. Nel Comune di Capriglia Irpina c’è la Scuola Primaria e dell’Infanzia “San Giovanni Bosco”.

Scuola_Primaria_Scandone

Scuola_dell’Infanzia_Scandone

Scuola_Primaria_M_T_Calcutta

Scuola_dell’Infanzia_G_Rodari_Piave

Scuola_Primaria_U_Nobile

Scuola_dell’Infanzia_Parco

Scuola_Primaria_e_ dell’Infanzia_Picarelli

Scuola_Primaria_e _dell’Infanzia_Capriglia

Il Circolo è intitolato a Giovanni Palatucci, Irpino di nascita, Medaglia d’oro al Merito Civile alla
Memoria, con la seguente motivazione: «Funzionario di Polizia, reggente la Questura di Fiume, si
prodigava in aiuto di migliaia di ebrei e di cittadini perseguitati, riuscendo ad impedirne l’arresto e
la deportazione. Fedele all’impegno assunto e pur consapevole dei gravissimi rischi personali
continuava, malgrado l’occupazione tedesca e le incalzanti incursioni dei partigiani slavi, la
propria opera di dirigente, di patriota e di cristiano, fino all’arresto da parte della Gestapo e alla sua
deportazione in un campo di sterminio, ove sacrificava la giovane vita. Dachau, 10 febbraio
1945».
L’intitolazione a questo “Giusto tra le Nazioni” vuole segnare la nostra meta educativa primaria,
quella della formazione di soggetti liberi, dotati di spirito critico, di capacità di scelta e di
contributo al progresso morale della società civile, di cittadini responsabili e attenti difensori dei
valori più alti della nostra Costituzione.


Giovanni Palatucci nasce a Montella (AV) il 31 maggio 1909 da Felice Palatucci e Angelina
Molinari.
Due anni dopo aver conseguito il diploma di maturità classica al Liceo “Tasso” di Salerno,
adempie il servizio militare, come ufficiale di complemento, a Moncalieri, in Piemonte. Si
laurea in Giurisprudenza alla Regia Università di Torino nel 1932. Rinunzia, tuttavia, alla
professione forense per entrare come Funzionario nell’Amministrazione della P.S., mosso
dal bisogno profondo di mettersi, senza risparmio ed interesse, al servizio del prossimo.
Nel 1936, appena ventisettenne, è assegnato alla Questura di Genova. Una sua critica,
seppur indiretta, all’eccessiva burocratizzazione dell’attività di polizia ed all’operato
desueto di taluni Funzionari di quella Questura gli procurano l’allontanamento punitivo a
Fiume, città istriana ai confini orientali della Penisola. Qui, il 15 novembre 1937,
Palatucci assume la direzione dell’Ufficio Stranieri.
Dopo l’entrata in vigore delle leggi razziali che, di fatto, espongono gli Ebrei alla
persecuzione, costringendoli alla diaspora, Giovanni, contravvenendo ai suoi doveri
d’ufficio, fa di tutto per ritardare o disattendere gli ordini che gli vengono impartiti. Con
estrema abilità e coraggio, fidando solo su alcuni leali collaboratori, stende una rete
d’assistenza a favore soprattutto dei profughi ebrei provenienti dalle regioni dall’Europa
centro-orientale, occupate dalle truppe tedesche.
Seimilacinquecento (cinquemila prima dell’8 settembre del 1943 e i restanti dopo tale
data) si sottraggono miracolosamente alla deportazione nei campi di sterminio nazisti, e
a morte certa, grazie al suo intervento costante e temerario. Molti vengono sistemati in
nascondigli sicuri, altri vengono muniti di permessi di soggiorno o di documenti di
riconoscimento falsi per poter raggiungere più agevolmente la Svizzera, la Palestina
(allora sotto protettorato britannico) o le coste pugliesi, già in mano alleata.
In quest’opera provvidenziale Giovanni non è solo. Lo zio, S.E. Mons. Giuseppe Maria
Palatucci, Vescovo di Campagna (SA) asseconda, come può, i progetti segreti del nipote,
accogliendo nel campo d’internamento, allestito proprio nell’ambito della sua Diocesi, le
centinaia di profughi di religione ebraica che Giovannino, tanto amorevolmente, gli
raccomanda.
Dopo l’8 settembre 1943, Fiume, come del resto tutta la Penisola, piomba nel caos più
assoluto. La fuga precipitosa del Questore di Fiume induce Giovanni ad un’altra
assunzione di responsabilità. Come Questore reggente, Palatucci è più che mai
determinato a salvaguardare la dignità e il prestigio delle sue funzioni e a provvedere per

la salvezza di quanti reclamano il suo aiuto. Ciò lo rende, oltremodo, inviso alle Autorità
naziste che, di fatto, occupano militarmente l’Italia orientale. Già da qualche tempo
sospettato dalla Gestapo, è tratto in arresto, forse su delazione, con l’accusa di
tradimento e d’intelligenza col nemico, il 13 settembre 1944. Al termine di un brutale
interrogatorio, viene ristretto nel carcere “Coroneo” di Trieste, dove attende
serenamente di essere giustiziato. La condanna a morte, tuttavia, gli verrà commutata in
deportazione e il 22 ottobre 1944 viene trasferito nel campo di sterminio di Dachau, non
distante da Monaco di Baviera, ove viene registrato con la matricola nr. 117826. Quattro
mesi di stenti e di sevizie inaudite bastano a fiaccare definitivamente la resistenza
dell’indomito, ultimo Questore di Fiume che si spegne prematuramente all’età di 36 anni.
Il 10 febbraio del 1945 il corpo di Palatucci viene precipitato in una fossa comune,
unitamente a quelli di altre centinaia di ebrei.                                                  

Per ricordarne la memoria e il sacrificio, il 23 aprile del 1953 a Ramat Gan, un quartiere
di Tel Aviv, gli vennero intitolati un parco ed una strada, lungo la quale furono piantati 36
alberi, uno per ogni anno della sua giovane esistenza, stroncata nel lager di Dachau.
La riconoscenza del Popolo ebraico per l’eroe Palatucci ha modo di manifestarsi
nuovamente il 10 febbraio 1955, nel decennale della sua morte, con l’intitolazione di una
foresta sulla collina della Giudea, nei pressi di Gerusalemme, non distante da quella già
dedicata ai Martiri dell’Olocausto nazista.
Anche l’Unione delle Comunità Israelitiche d’Italia vuole tributargli un solenne
riconoscimento, conferendogli il 17 aprile del 1955 la Medaglia d’Oro alla memoria.
Nel 1990 viene riconosciuto “Giusto tra le Nazioni”, il massimo titolo onorifico che gli
Ebrei concedono ai Gentili che si rendono benemeriti.
L’Italia, di fatto, riscopre la figura di Palatucci dopo l’avvenuta canonizzazione da parte
ebraica. Lo Schindler irpino viene ricordato, dapprima, nella sua terra di origine e
successivamente in molte altre città tra cui Milano, Torino, Genova, Avellino.
Sono svariate le pubblicazioni che ne ripercorrono le opere nonché il martirio.
Innumerevoli, altresì, le iniziative che vengono intraprese per dedicargli premi culturali,
piazze, strade e parchi.
Il Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro gli conferisce il 19 maggio del 1995 la
Medaglia d’Oro al Merito Civile alla memoria, in occasione della 143° Festa della Polizia
Il 17 giugno del 1999, in seno all’Amministrazione della P.S. viene fondata presso il
Vicariato di Roma, l’Associazione “Giovanni Palatucci”, che costituisce “Attrice” della
causa di beatificazione del martire di Dachau.
Sempre nel 1999, l’Amministrazione della P.S. promuove la costituzione di un Gruppo di
lavoro per redigere una nuova, aggiornata e meglio documentata biografia di Giovanni
Palatucci, pubblicata nel maggio 2002 col titolo: “Giovanni Palatucci, il poliziotto che
salvò migliaia d’Ebrei”.

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